Bulimia nervosa

La Bulimia nervosa è un disturbo comparso all’inizio degli anni ’70, descritto per la prima volta nel 1979 dallo psichiatra inglese Gerald F.M. Russell in un articolo intitolato: “Bulimia nervosa: un’inquietante variante dell’anoressia nervosa”.


Il termine “bulimia” deriva dal greco “bous” (bue) e “limos” (fame) e descrive una fame di tale intensità da permettere ad un uomo di poter mangiare come un bue.
Tale fame patologica implicava la presenza di debolezza, tendenza allo svenimento e si pensava fosse legata a disfunzioni digestive.

I criteri diagnostici, secondo il DSM-5, indicano:

  • la presenza di ricorrenti abbuffate che presentano due caratteristiche:
  • mangiare in un discreto periodo di tempo, per esempio nell’arco di due ore, una quantità di cibo decisamente superiore a quella che la maggior parte delle persone mangerebbe nella stessa frazione di tempo e nelle stesse circostanze;

    la perdita di controllo sull’atto di mangiare, cioè la sensazione di non riuscire a smettere.

  • Ricorrenti e inappropriate condotte compensatorie per prevenire l’aumento di peso come il vomito autoindotto, l’uso improprio di lassativi e diuretici o altri farmaci, digiuno o esercizio fisico eccessivo.

  • Le abbuffate e le condotte compensatorie si verificano almeno 1 volta la settimana per tre mesi.

  • L’autostima è influenzata dalla forma e dal peso del corpo.

  • Abbuffata è la traduzione del termine inglese "binge eating".