Disturbo da alimentazione incontrollata

Secondo il DSM-IV-TR (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) i disturbi dell’alimentazione “non altrimenti specificati” si dividono in due gruppi: quelli che presentano caratteristiche simili all’anoressia nervosa e alla bulimia nervosa e quelli che sono diversi da un punto di vista clinico. Di questa categoria fa parte il Disturbo da alimentazione incontrollata.


Dall’inglese “bing eating disorder”, il disturbo si differenzia dalla bulimia nervosa poiché le abbuffate non sono seguite da comportamenti di compenso come il vomito autoindotto, l’abuso di lassativi e diuretici, il digiuno e l’attività fisica eccessiva.
Le persone che ne sono affette sono incapaci di regolare la loro alimentazione che risulta eccessiva anche al di fuori delle abbuffate.
E’ un disturbo associato all’obesità con una certa frequenza, colpisce più le donne rispetto agli uomini e la sua prevalenza cresce con l’aumentare del peso.
Mancano invece elevati livelli di restrizione alimentare e un’eccessiva importanza attribuita alla magrezza nella valutazione di sé.
Il peggioramento del tono dell’umore è legato all’incremento delle abbuffate mentre la depressione sembra sia dovuta alla vergogna nei confronti di un corpo che si cerca di nascondere sotto abiti larghi o di evitare di esporre al mare, in piscina o in palestra.
I sentimenti di frustrazione e di tristezza che ne derivano non fanno altro che rafforzare il ricorso al cibo in modo esagerato, come fonte di consolazione, creando così un circolo vizioso che si può interrompere regolarizzando l’alimentazione con la scelta di un menu equilibrato e l’introduzione di una moderata attività fisica.
Nel DSM-V, la nuova edizione, si parla di Disturbo da Binge eating caratterizzato da ricorrenti episodi di abbuffata, almeno una volta la settimana per 3 mesi, associati a tre o più dei seguenti aspetti:

•   mangiare molto più rapidamente del normale;

•   mangiare fino a sentirsi sgradevolmente pieni;

•   mangiare grandi quantitativi di cibo anche se non ci si sente affamati;

•   mangiare da soli a causa dell’imbarazzo per quanto si sta mangiando;

•   sentirsi disgustati verso se stessi, depressi o molto in colpa dopo l’episodio;

E’ presente un marcato disagio riguardo alle abbuffate; l’abbuffata come abbiamo già detto non è associata a comportamenti di compenso (il vomito autoindotto, l’abuso di lassativi e diuretici, il digiuno e l’attività fisica eccessiva) come nella bulimia nervosa.