Le abitudini alimentari di coloro che soffrono di bulimia nervosa sono estremamente caotiche, caratterizzate dalla presenza di abbuffate compulsive precedute e seguite da una restrizione dietetica, contraddistinte dall’utilizzo di comportamenti di compenso eliminativi come il vomito autoindotto, l’abuso di lassativi e diuretici e, non eliminativi, come il digiuno e un’attività fisica eccessiva.


Per parlare di abbuffata compulsiva occorre tenere presenti due componenti: la prima è costituita dalla quantità di cibo ingerita, in un determinato periodo di tempo, ad esempio due ore, superiore a quella che la maggior parte delle persone mangerebbe nello stesso tempo e in circostanze simili; la seconda componente è costituita dalla sensazione di perdita di controllo durante l’abbuffata, cioè sentire che non si è in grado di smettere di mangiare.
Le abbuffate compulsive quanto interferiscono con le attività di tutti i giorni e quali sono le conseguenze a livello di benessere psico-fisico?
Uno dei principali problemi per coloro che soffrono di abbuffate è costituito dall’isolamento, causato dal timore di confidare ad altri il proprio problema e rafforzato dalla segretezza che avvolge tutto ciò che avviene.
Sembra che una dieta fortemente ipocalorica, attuata in modo rigido, giochi un ruolo determinante nel provocare e mantenere le abbuffate: si crea così un circolo vizioso, di non facile soluzione, in cui la restrizione alimentare è seguita dall’abbuffata e viceversa.
La persona che si abbuffa, allo scopo di controllare il proprio peso, può ricorrere ad uno o a più comportamenti di compenso quali il vomito autoindotto, l’uso eccessivo di lassativi e diuretici, l’attività fisica eccessiva o il digiuno.
Numerosi studi hanno messo in evidenza che le calorie eliminate attraverso il vomito autoindotto corrispondono a circa il 50% di quelle assorbite dal nostro corpo.
L’adozione di un simile comportamento è da evitare per vari motivi, il primo dei quali, si riferisce al fatto che il vomito autoindotto incoraggia la sovralimentazione attraverso due meccanismi: se penso che attraverso il vomito non assorbirò quello che mangio tenderò a mangiare di più; in secondo luogo, mi rendo conto che è più facile vomitare se il mio stomaco è pieno; il secondo motivo si ricollega all’evidenza che l’impulso a vomitare può diventare molto forte e quindi difficile da controllare: si crea quindi una dipendenza sempre maggiore in relazione al vomito che diventa molto difficile da superare.
I lassativi e i diuretici presi in grande quantità servirebbero a compensare episodi di sovralimentazione, con una funzione simile a quella del vomito autoindotto; oppure assunti in modo regolare, svolgerebbero un ruolo simile a quello della dieta e la perdita di peso che si riscontra è dovuta alla fuoriuscita di liquidi in eccesso, accompagnata da una sensazione gratificante di addome vuoto o pancia piatta.
L’esercizio fisico eccessivo ha pure la funzione di influenzare il peso e le forme corporee: un’attività fisica eseguita in modo compulsivo implica una grande quantità di tempo trascorsa a svolgere gli esercizi e a renderli estenuanti allo scopo di bruciare le calorie in eccesso.
Un periodo critico per lo sviluppo della bulimia è rappresentato dall’adolescenza in cui si verificano cambiamenti fisici e psicologici, spesso accompagnati da variazioni nel tono dell’umore e soprattutto da modificazioni che riguardano il ruolo e le aspettative sociali.
Molte adolescenti oltre a sperimentare il timore di sentirsi inadeguate, di apparire deboli, di esprimere le proprie emozioni, provano una sensazione di perdita il controllo sulla propria vita che cercano di recuperare adottando una dieta a basso contenuto di calorie e attuata in modo rigido: seguire un regime alimentare restrittivo in modo perfetto diventa uno strumento di autocontrollo.
Spesso la motivazione al cambiamento delle persone affette da un disturbo dell’alimentazione è carente: occorre invece prendere coscienza del problema quanto prima e impegnarsi concretamente a modificare i propri comportamenti in funzione di una guarigione non temporanea ma duratura.


Dott.ssa Maria Pia Santucci