Nel caso in cui non si faccia ricorso a comportamenti di compenso utilizzati allo scopo di prevenire l’aumento di peso, come il vomito autoindotto, l’abuso di diuretici e lassativi, il digiuno o un’attività fisica eccessiva, la cui presenza ci induce a fare una diagnosi di bulimia nervosa, si può parlare di disturbo da alimentazione incontrollata dall’inglese “binge eating disorder” caratterizzato dalla presenza di sovrappeso o obesità.


La perdita di peso in questo tipo di disturbo è ostacolata dalla presenza di ricorrenti abbuffate, caratterizzate dalla sensazione di perdita di controllo su ciò che si sta mangiando e da un’elevata quantità di cibo nell’arco di circa 2 ore, maggiore di quella che altri mangerebbero nello stesso intervallo di tempo ed in circostanze simili.
Prima di perdere peso quindi occorre regolarizzare l’alimentazione allo scopo di eliminare le abbuffate che ostacolano il dimagrimento.
In alcuni casi accade che dopo aver iniziato la terapia ed aver assaporato da subito una certa soddisfazione alla vista dell’ago della bilancia che indica una piccola perdita di peso, l’abituale modo di nutrirsi irregolare si ripresenti ma non dobbiamo scoraggiarci perché il cambiamento per verificarsi necessita di impegno e di tempo.
Occorre tener presente che certi cibi particolarmente gustosi non verranno estromessi dalla nostra alimentazione ma saranno introdotti gradualmente in un programma alimentare in cui compariranno sempre di meno episodi di abbuffate e di iperalimentazione.
L’abitudine di ricorrere al cibo per placare l’ansia, può essere modificata dalla consapevolezza che dopo l’assunzione di cibo l’ansia aumenta di nuovo creando un circolo vizioso che si perpetua: posso provare quindi a sostituire il cibo con una serie di attività alternative interessanti e piacevoli, in modo da restituire ad esso la sua funzione di nutrimento.
Esistono alcuni pregiudizi nei confronti delle persone obese, visto che l’introito eccessivo di cibo viene considerato un segno di debolezza, di mancanza di forza di volontà e di autodisciplina, seguiti da un senso di colpa e da vergogna che vanno a peggiorare l’autostima e a rafforzare il rapporto tra abbuffate e depressione.
All’inizio della terapia, occorre avere un quadro ben preciso del tipo di alimentazione che la persona attua nell’arco di una settimana e questo lo si può vedere attraverso la compilazione quotidiana di un diario alimentare.
L’analisi del diario ci permette di identificare quali situazioni a rischio innescano il meccanismo degli episodi di abbuffata e di iperalimentazione e quali stati emotivi influiscono sul modo di nutrirsi, così da identificare importanti fattori che mantengono il disturbo.
Con l’adozione di un regime alimentare vario ed equilibrato nella scelta degli alimenti, una moderata attività fisica di almeno 30 minuti al giorno e il ricorso a tecniche specifiche nel controllo di stimoli interni ed esterni, si raggiunge un primo traguardo importante che è quello della regolarizzazione dell’alimentazione.


Dott.ssa Maria Pia Santucci