Il modo in cui ci rivolgiamo a noi stessi in termini di frasi negative o positive costituisce il dialogo interiore.


Recandoci ad un colloquio di lavoro, ad esempio, potremmo pensare di non essere capaci di rispondere in modo appropriato alle domande e quindi diamo l’avvio ad un dialogo interiore del tipo: “Non ce la farò mai, sono troppo agitato!” oppure “Sono sicuro che farò una brutta figura, la mia voce tremerà, diventerò rosso…” privandoci della possibilità di gestire al meglio la situazione e, pur avendo tutte le capacità di ottenere quel lavoro, di rischiare di fallire nel raggiungere l’obiettivo.
I pensieri negativi in relazione a situazioni sociali sono legati ad una valutazione negativa di sé e delle proprie prestazioni.
La persona focalizza la propria attenzione sul modo in cui affronta una situazione dando a tutto ciò una connotazione eccessivamente negativa: “Sono rimasto troppo in disparte, forse non riesco a stare con gli altri, forse ho qualcosa che non va…” finendo così, ogni volta, per accrescere il giudizio negativo di sé.
Si tende sempre a identificare solo quello che secondo il nostro parere non va bene tralasciando tutti gli aspetti positivi e quindi altrettanto meritevoli di attenzione.
I tre elementi a cui si fa riferimento in una situazione di ansia sociale sono: il nostro comportamento, ciò che pensano gli altri e che cosa essi faranno.
Ad esempio, una persona potrebbe pensare che sta arrossendo mentre parla e quindi dirsi che gli altri lo noteranno e che emetteranno un giudizio negativo nei suoi confronti.
Ciò che gli altri pensano di noi è importante visto che viviamo in società e quindi teniamo conto del giudizio altrui ma la caratteristica di chi soffre di ansia sociale sta nel porsi questa domanda in continuazione e nel rispondersi sempre in senso negativo: “Senz’altro penseranno male di me!”
Qualsiasi atteggiamento dell’altro viene etichettato come critico, negativo o come segno di ostilità verso di noi.
Di fronte a segnali positivi, come una stretta di mano o un sorriso si tende sempre a mettere in dubbio la buona fede dell’altro e a mantenere una visione negativa degli altri.
Questa ansia da anticipazione tende a definire qualsiasi situazione come potenziale catastrofe. La paura di ciò che potrebbe accadere, compare prima dell’evento, durante e dopo: “mi sentirò a disagio, gli altri si accorgeranno del mio disagio e mi criticheranno”.
Questo timore diviene costante nell’assoluta certezza che tutto andrà male e anche di fronte ad una smentita di ciò, in seguito a risultati positivi, la paura sopravvive ed è alimentata di continuo dalla scarsa fiducia in se stessi.
E’ importante sapere che questi pensieri negativi si possono identificare e modificare per dare vita ad un dialogo interiore diverso che può avere un impatto positivo sulla visione della realtà e degli altri.


Dott.ssa Maria Pia Santucci