Esistono vari tipi di fobie, alcune di cui si sente parlare frequentemente ed altre meno conosciute. Tra le più conosciute possiamo citare: la fobia dell’altezza, degli spazi chiusi, del sangue e delle ferite, degli animali.


La fobia dell’altezza

Isaac M. Marks, nel suo libro “Ansia e paure” scrive: “La paura di guardare giù da una finestra, da un edificio o da un ponte è molto comune ma le vere e proprie fobie sono più rare.
Chi ha una grave fobia delle altezze evita di scendere le scale che consentano di scorgerne la tromba mentre non ha alcuna difficoltà se la tromba non è visibile.
A volte la fobia dell’altezza è associata a una forte paura di cadere e chi ne soffre ha il terrore di avvicinarsi ad un parapetto se non ha qualcosa a cui appoggiarsi.
“Le persone che hanno paura di cadere sembrano avere una percezione distorta dello spazio.”


La fobia degli spazi chiusi

La fobia degli spazi chiusi o claustrofobia è la paura di stare in spazi chiusi come tunnel, ascensori, gallerie, cinema, cabine telefoniche, treno e dai quali si teme di non poter più uscire o in cui si pensa che non vi sia aria a sufficienza.
I sintomi sperimentati sono quelli del panico seguiti da una spinta immediata a voler lasciare quel luogo; con il passar del tempo si tende ad evitare le situazioni che possono innescare questo tipo di reazione fino ad arrivare a limitare seriamente la propria vita sociale, lavorativa e affettiva.


La fobia del sangue e delle ferite

Gli individui che soffrono di tale fobia svengono a causa di un’improvvisa diminuzione della frequenza cardiaca quando si trovano di fronte a situazioni in cui compare del sangue: una ferita anche lieve, un prelievo di sangue o trovarsi nel luogo in cui è accaduto un incidente.
Al contrario, nella maggior parte delle fobie si ha invece un’accelerazione del battito cardiaco ogni volta che ci si ci si trova di fronte all’oggetto fobico, situazione in cui è difficile che accada di svenire.


La fobia degli animali

“Per quanto le fobie degli animali” afferma Isaac M. Marks, “possano risultare curiose negli adulti, la sofferenza che provocano è tutt’altro che irrilevante.
Alcune persone sviluppano la fobia dei cani dopo essere state morse e il contatto con l’animale può causare una forte angoscia che provoca sudorazione, tremito o panico.
Coloro che soffrono di fobia dei ragni temono l’arrivo dell’estate e dell’autunno, stagioni in cui i ragni prosperano, e si sentono tranquilli soltanto durante l’inverno.
In qualunque luogo si trovino, i fobici sono protesi alla ricerca dell’oggetto temuto e riescono a percepire e a provare disagio anche alla minima traccia dell’oggetto fobico.
Durante la terapia, un segnale di miglioramento è dato dal fatto di avvertire sempre meno la presenza di questi animali nell’ambiente circostante.
Una donna con la fobia dei cani conosceva a memoria la “mappa dei cani” del suo vicinato e di conseguenza quali fossero le strade sicure e quelle da evitare; una volta sottoposta a trattamento, la donna non pensava più ai cani e andava liberamente ovunque.”


Trattamento

Il principio base da tener presente è quello dell’esposizione: se ci confrontiamo con la nostra paura per un certo un periodo di tempo e con grande determinazione essa tenderà a diminuire.
Se il problema è insorto recentemente il tempo di esposizione sarà minore rispetto a quello impiegato per risolverne uno che sussiste da diverso tempo.
A tale proposito occorre sottolineare che sarebbe opportuno affrontare una situazione traumatica subito dopo il trauma per prevenire che si instauri la paura verso quel determinato stimolo; se invece tendiamo ad evitare l’ansia per timore di affrontarla e iniziamo a farlo una prima e una seconda volta è più facile che continuiamo a mettere in atto degli evitamenti permettendo alla nostra paura di aumentare.


Bibliografia.

Marks, I.M. (1978), Living with Fear: Understanding and coping with anxiety. The Mc Graw-Hill-Companies (trad. it. Ansia e paure: Comprenderle, affrontarle e dominarle. McGraw-Hill, Milano 2002).