L’ipocondria fu descritta nel 1621 in “L’anatomia della malinconia” di Robert Burton. “Alcune persone hanno paura di avere malattie terribili da cui altri sono colpiti, o di cui sentono parlare o leggono da qualche parte, al punto che non osano ascoltare o leggere più niente che riguardi queste malattie, non tanto per la tristezza dell’argomento, ma per paura che le loro condizioni peggiorino e le paure aumentino”. “Alcune persone hanno paura di avere malattie terribili da cui altri sono colpiti, o di cui sentono parlare o leggono da qualche parte, al punto che non osano ascoltare o leggere più niente che riguardi queste malattie, non tanto per la tristezza dell’argomento, ma per paura che le loro condizioni peggiorino e le paure aumentino”.


Nel DSM-IV l’ipocondria è classificata come disturbo somatoforme, tuttavia la possiamo considerare come un problema di ansia connesso allo stato di salute poiché con i disturbi d’ansia, quale il panico, ha alcune caratteristiche in comune.
L’ipocondria è caratterizzata dalla preoccupazione legata alla paura di avere, oppure alla convinzione di avere, una malattia grave, basata sull'erronea interpretazione di sintomi somatici da parte del soggetto.
Le persone sono molto attente ad ogni piccolo cambiamento che avviene a livello somatico ed effettuano molte visite mediche alla ricerca di segni di malattia.
Come si legge nel DSM-IV, al criterio E, “La durata dell'alterazione è di almeno 6 mesi”.
La preoccupazione persiste nonostante la valutazione e la rassicurazione da parte del medico e può interferire con i vari settori della vita, da quello lavorativo, sociale a quello affettivo: la paura di essere malati distrae dalle attività quotidiane molto più che se la malattia temuta fosse reale.
Si tratta di una preoccupazione che porta ad un’ulteriore sintomatologia e di conseguenza ad un aumento della paura: è presente un’intensificazione delle sensazioni somatiche dovuta appunto ad un’attenzione focalizzata costantemente su di esse.
In questi casi, può accadere che un disturbo in una specifica parte del corpo possa dare origine ad una maggiore sensibilità e attenzione verso di essa tanto da condurre ad un aumento del sintomo in quel punto.
Le famiglie “troppo” attente alla salute potrebbero in qualche modo contribuire allo sviluppo di questo tipo di paura.
A volte può capitare che informazioni riguardo a determinate malattie apprese attraverso i mezzi di comunicazione possano in qualche modo suscitare preoccupazioni in questi individui.
Possibili vantaggi secondari, per la persona affetta da ipocondria, potrebbero essere quelli di ricevere una maggiore attenzione da parte dei familiari, a cui vengono fatte continue richieste di rassicurazione e il non farsi carico delle proprie responsabilità.
Le rassicurazioni conducono ad una diminuzione immediata dell'ansia che presto torna a presentarsi e impediscono alla persona di imparare a convivere con il rischio di potersi ammalare.
La terapia cognitivo-comportamentale si è dimostrata efficace nel trattamento dell'ipocondria: nella riduzione dei sintomi e della ricerca di rassicurazione medica; nell’identificare i fattori che possono scatenare l’ansia; nel modificare un’interpretazione costantemente catastrofica di quello che potrebbe accadere se una persona si ammalasse.
Nel DSM-V, l’ipocondria è stata sostituita da due diversi disturbi: il “Disturbo da sintomi somatici” caratterizzato da un elevato livello di ansia per la salute con i relativi sintomi somatici e dal “Disturbo da ansia di malattia” costituito solamente dalla presenza di ansia.


Dott.ssa Maria Pia Santucci