In molte occasioni mi capita di sentir parlare del rapporto che le persone hanno con il cibo, non solo professionalmente ma nella vita quotidiana, con gli amici, i vicini di casa o chiunque sia interessato in quel momento ad apportare qualche modifica al proprio comportamento alimentare.


C’è chi sdrammatizza di fronte ad un problema di sovrappeso dicendosi disposto a rinunciare a qualche cibo particolarmente gustoso per alcuni giorni, in nome di una dieta risanatrice che lo possa riportare ad un livello di peso più basso, dopo essersi adagiato per qualche tempo su un introito incontrollato di cibo; chi invece non riuscendo da solo a seguire un regime alimentare equilibrato, si perita a chiedere aiuto a qualcuno che se ne occupi in modo specifico e continua a lamentarsi, affermando di non essere capace di mettersi a dieta.
A volte non è facile intraprendere una dieta, anche se moderatamente ipocalorica, e si vive con una sorta di timore la possibilità di farsi aiutare o condividere questo problema con un terapeuta, come se avere dei chili superflui o problemi legati all’alimentazione sia qualcosa da tenere nascosto per paura del giudizio altrui.
E allora perché rimandare e non superare questi pregiudizi affrontando il problema una volta per tutte?
Nella terapia cognitivo comportamentale è importante l’adesione della persona ad un programma alimentare che non solo conduce ad una riduzione del peso e dei rischi per la salute associati al sovrappeso e all’obesità ma si pone come obiettivo l’accettazione e il mantenimento del peso raggiunto.
Dovremmo accettare ciò che non può essere cambiato, poiché il peso essendo sotto il controllo genetico è solo in parte modificabile e se non utilizziamo determinate tecniche di mantenimento del peso, il recupero dei chili diventa inevitabile.
Occorre quindi innanzitutto diventare consapevoli del nostro rapporto con il cibo, attraverso la compilazione di un diario alimentare, e capire che occorre cambiare le nostre abitudini e introdurre un’attività fisica moderata senza lasciarsi coinvolgere in ritmi stressanti di attività fisica in palestra o altrove.
Accade spesso che dopo aver trasformato il nostro stile di vita in uno più salutare, in seguito ad una perdita di peso, si ritorni al vecchio stile di vita sregolato: si ricomincia a mangiare in qualsiasi momento della giornata, a “spilluzzicare” e magari a saltare la cena se si pensa di aver assunto un’eccessiva quantità di calorie al momento del pranzo; l’attività fisica programmata viene accuratamente messa da parte e si torna a coltivare la sedentarietà per “mancanza di tempo” invece di ammettere che ciò avviene per carenza di volontà.
Certe abitudini dannose che ci hanno accompagnato per tanto tempo potrebbero essere abbandonate e sostituite con abitudini più sane come un regime alimentare equilibrato, la suddivisione dei pasti ed una moderata attività fisica che dovrebbero entrare a far parte per sempre delle nostre giornate.


Dott.ssa Maria Pia Santucci