Ad ognuno di noi è capitato di dover fronteggiare situazioni problematiche e di essere riusciti a trovare una soluzione. In altri casi abbiamo avuto bisogno di maggior tempo e tenacia perché messi a dura prova da una serie di difficoltà che hanno finito per intaccare la nostra sicurezza e non ci hanno permesso di cambiare la situazione a nostro vantaggio.


La paura che insorge dopo un fallimento, come un obiettivo per noi molto importante non raggiunto oppure la convinzione che da quel momento in poi falliremo sempre, può essere paralizzante e ci porta a procrastinare quelle azioni necessarie a porre rimedio, minando le nostre abilità con una serie di pensieri negativi: “Non ce la farò mai!” oppure “Sento di non essere all’altezza della situazione!”
Un buon punto di partenza potrebbe essere senz’altro quello di mantenere un atteggiamento positivo ed essere capaci di sostituire i pensieri negativi con altri positivi.
In che modo inizia la nostra paura? Quali immagini e pensieri si presentano alla nostra mente?
Se abbiamo paura dei cani, tenderemo ad evitare alcune situazioni che ci porterebbero a contatto con loro; potremmo provare un certo nervosismo al solo pensiero di andare al parco perché l’idea di incontrare un cane ci fa diventare ansiosi; ci immaginiamo di incontrarne uno proprio all’entrata del parco e siamo convinti che ci troveremmo subito in difficoltà, così scartiamo l’idea di andare al parco oppure rifiutiamo l’invito da parte di amici che hanno un cane e così via.
Quante attività connesse alla paura vengono in qualche modo evitate?
E’ consigliabile affrontare qualsiasi tipo di paura in modo graduale, come se stessimo salendo dei gradini, passo dopo passo, fino ad arrivare in cima alla scala e quindi alla meta che ci proponiamo di raggiungere: liberarci dalla paura!
Un buon esercizio sarebbe quello di riassumere su un foglio tutte quelle situazioni che dovremmo affrontare e che invece tendiamo ad evitare, partendo da quelle che ci suscitano meno paura a quelle che ci provocano un’ansia sempre più crescente.
Poi, se non ci riusciamo da soli, con l’aiuto di un terapeuta iniziamo ad affrontare la situazione meno ansiogena finché non l’abbiamo superata e proseguiamo fino a quella più ansiogena: il senso di sicurezza che proviamo per aver padroneggiato l’ansia in una determinata situazione e aver quindi superato un gradino, ci permetterà di affrontare la situazione successiva.
La forma di esposizione più efficace alla situazione ansiogena, rimane quella che si attua nella realtà rispetto alle tecniche immaginative, anche se queste ultime in certi casi producono dei buoni risultati.


Dott.ssa Maria Pia Santucci