La presenza di tratti perfezionistici può essere considerata un fattore di rischio e di mantenimento dei disturbi dell’alimentazione.


Diversamente da una sana ricerca di eccellere in ciò che si fa, il perfezionismo clinico nelle persone affette da un disturbo dell’alimentazione, implica una valutazione di sé che dipende dal perseguire standard elevati che la persona si impone in uno o due settori della propria vita, ritenuti molto importanti, come quello del controllo dell’alimentazione, del peso e delle forme corporee e tutto ciò nonostante le conseguenze avverse alle quali vanno incontro.
Gli effetti negativi, quali un basso peso corporeo o un’eccessiva stanchezza fisica derivanti dal digiuno o da estenuanti esercizi fisici, rappresentano la dimostrazione di essere riusciti ad avere un perfetto controllo sull’alimentazione.
Nel caso in cui non si riuscisse a raggiungere l’obiettivo, rappresentato da una prestazione eccellente, nella persona sopraggiunge un senso di fallimento e di svalutazione di sé.
I fattori di rischio implicati nello sviluppo del perfezionismo clinico possono essere sia ereditari che ambientali; nel primo caso si ipotizza l’aumento di serotonina cerebrale che provocherebbe la presenza di una certa ossessività e di disforia; nel secondo caso, potrebbe essere la famiglia a influenzare i figli nel raggiungimento del massimo livello in certe prestazioni: ad esempio, prendere voti alti a scuola diventa sinonimo di grandi capacità e di orgoglio per i genitori che manifestano affetto ai loro figli, in particolar modo, quando viene soddisfatta ogni loro aspettativa in termini di risultati concreti e quantificabili.
Un atteggiamento critico e carico di aspettative da parte degli altri può intensificare il nostro impegno ad essere perfezionisti: se facciamo tutto in modo perfetto, saremo amati.
Raggiunto un certo obiettivo, la persona perfezionista stabilisce una nuova meta, più elevata, e ridimensiona il livello raggiunto tanto da arrivare a credere che ciò che egli ottiene non è mai abbastanza!
Come abbiamo già detto, la persona che presenta tratti perfezionistici, tende a valutarsi in modo rigido in uno o due settori della propria vita, ad esempio la scuola e l’alimentazione, e quindi se le capita di prendere un brutto voto oppure non è in grado di seguire una dieta, sperimenta un senso di fallimento che va ad incidere negativamente sull’autostima.
Sarebbe quindi opportuno estendere la valutazione di sé ad un numero maggiore di settori come la famiglia, la scuola, gli amici, una relazione sentimentale, gli hobby ed altro, così che se si fallisce in un settore ma si raggiungono buoni risultati in un altro, si realizzerà un certo equilibrio nell’autovalutazione.
Le critiche ricevute in famiglia, a scuola o altrove in relazione al peso o alle forme corporee, o al contrario i complimenti per aver perso alcuni chili, potrebbero stimolare alcune persone ad attuare comportamenti che li facciano sentire sempre all’altezza della situazione.
A tutti può capitare, in un certo periodo della propria vita, di aumentare di qualche chilo per svariati motivi ma non per questo occorre sentirsi dei falliti o cercare di evitare con ostinazione, impegno e sacrificio che questo accada.
Succede spesso che di fronte ad un aumento di peso, le ragazze rifiutino di mettersi in costume e di andare in spiaggia, posticipando il momento in cui lo faranno: evitare e procrastinare serve a perpetuare il perfezionismo clinico, ad aumentare le preoccupazioni nei confronti della prestazione e a danneggiare la qualità della propria vita.
L’abitudine di rimandare in continuazione per evitare la paura del fallimento può essere affrontata e superata definitivamente.


Dott.ssa Maria Pia Santucci